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Articolo tratto dal Réveil Social di luglio.
di Alessia Démé
RIAPRIRE IL DIBATTITO SULLA SCUOLA DELL'INFANZIA
La riforma Gelmini della scuola italiana ha fatto sì che la scuola fosse posta all'attenzione di tutti i cittadini italiani: i dibattiti si sono susseguiti (purtroppo, per lo più solo televisivi e mediatici e non di elevata qualità contenutistica) e non vi è persona che non si sia espressa su come intende la scuola e su quali siano i suoi desiderata.
Molto sovente, i discorsi e le attenzioni si sono soffermati sugli argomenti di più facile comprensione o di maggiore presa emotiva: grembiulino sì o no, azioni contro il bullismo, maggiore severità nella valutazione, bocciatura in caso di non impegno.
Siamo tutti d'accordo nel desiderare che la nostra scuola acquisti maggiore qualità, sia più rigorosa e più rispondente ai bisogni della comunità, ma vorremmo che la riforma della scuola non avvenga mediante i soli tagli economici: assistiamo, infatti, a vere e proprie mutilazioni di organici e di classi, che ci vengono presentate come una razionalizzazione, ma, che, secondo noi, di razionale non hanno niente o quasi niente.
In tutto questo gran parlare e straparlare di scuola, rimane estranea la scuola dell'infanzia, tranne per quanto riguarda il tema delle sezioni primavera e dell'iscrizione a scuola con anticipo (prima dei tre anni), che interessa ed appassiona le famiglie che non sanno dove collocare i propri figli mentre sono impegnate al lavoro.
Sappiamo bene che la situazione della scuola dell'infanzia è molto disomogenea sul territorio nazionale: accanto ad esperienze educative di eccellenza, come le scuole comunali di Reggio Emilia, ad esempio, vi sono realtà geografiche in cui i bambini frequentano in maggior numero le scuole paritarie gestite da religiosi o da fondazioni private, che, seppure magari qualitativamente buone, non sono inserite nel nostro sistema scolastico pubblico.
Nella nostra regione, la scuola dell'infanzia è diffusa capillarmente ed addirittura, per l'imminente anno scolastico 2009/2010, è stata garantita, mediante un accordo tra Amministrazione regionale ed OO.SS. scolastiche regionali, l'apertura anche delle scuole di Valgrisenche e Rhêmes Notre Dame, che hanno un numero di iscritti inferiore a cinque e che, quindi, senza tale accordo avrebbero dovuto connotarsi come scuole private e non più regionali.
Dagli anni '70 ad oggi è stato compiuto un lungo percorso che ci ha condotti dalle scuole materne comunali all'odierna scuola dell'infanzia regionale.
Progettazioni, riflessioni didattiche e pedagogiche, attività in sezione, formazione degli insegnanti, convegni, scambi, confronti sono stati messi in atto per apportare linfa vitale alla nostra scuola che accoglie i bimbi più piccoli.
Ora, in Valle vorremmo fare un ulteriore passo avanti, perché noi lavoratori di tale ordine di scuola abbiamo urgente bisogno di capire dove siamo arrivati e dove vogliamo andare, sentiamo insomma l'esigenza di tracciare nuovamente la rotta, anche alla luce delle nuove acquisizioni in campo psicologico, pedagogico, neuro psichiatrico.
Sentiamo come un timore sotterraneo di addormentare le nostra capacità professionali, di cadere in una sorta di routine che ci farebbe scivolare pericolosamente verso forme di accudimento.
Ora in Valle abbiamo anche le facoltà di scienze della formazione primaria e di scienze dell'educazione, che potrebbero aprire un dialogo virtuoso e non virtuale con noi insegnanti sul territorio.
Parlare di una “nuova scuola dell'infanzia” non vuol dire, come farebbe comodo a qualcuno, capire quando e come gli insegnanti possono spezzare gli orari o sostituirsi fra loro con minore spesa per le casse pubbliche: vuol dire soprattutto capire se nelle nostre scuole possiamo avere un coordinamento didattico, un progetto non frammentario di architettura degli edifici e degli spazi rispondente ai bisogni di apprendimento e di vita dei bambini, del personale ausiliario preparato e motivato, dei dirigenti scolastici che condividano la nostra voglia di valorizzare la scuola.
Da settembre un bel numero di insegnanti del SAVT sono pronti a confrontarsi su questi temi per raccogliere la sfida: l'auspicio è che possiamo compiere questo cammino insieme alle altre OO.SS, agli insegnanti degli altri ordini di scuola, alle famiglie, all'Università, ai politici, al territorio.
Chiunque avesse idee o suggerimenti da inoltrarci in vista dell'autunno, può farlo scrivendoci a scuola@savt.org.
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